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Manifesto di SEMEtt

publié le 6 sept. 2017 à 07:18 par Fall Papa Oumar   [ mis à jour : 6 sept. 2017 à 07:18 ]

SEMEtt è una struttura che raggruppa ricercatori nell’ambito dell'istruzione, artisti, attori culturali, cineasti, giuristi, economisti, informatici, insegnanti, giornalisti e tutti i membri della società civile africana preoccupata per i problemi legati all’istruzione- ovvero per il futuro del continente- poiché convinti, che lo sviluppo dell’Africa si realizzerà inevitabilmente grazie alla formazione di risorse umane altamente qualificate e dotate di un’autocoscienza molto forte.

Il movimento SEMEtt, la cui sede è a Dakar - città dalla quale nacque la pima sezione, intende federare tutte le competenze del continente nell’ambito dei mass media, della cultura e dell’istruzione, ovvero tutte quelle realtà che contribuiscono a strutturare l’immaginario collettivo, in modo da spingere assieme verso la stessa direzione e rafforzare l’unione dei popoli africani. È urgente, soprattutto per i giovani di riuscire a spezzare l’apatia e di mobilizzarsi per incaricarsi del destino del continente.

Considerato che SEMEtt, che è prima di tutto un think thank, ovvero un forum di riflessione con l'intento di sbrigliare nuove vie volte alla costruzione degli Stati uniti d’Africa, è anche, non solo il contenitore che recupera tutte le iniziative che, da qualsiasi parte esse provengano, sono ben accolte – pur che siano positive per il continente- ma anche, e soprattutto un’associazione attivista atta a elaborare dei patrocini e una lobby tali da influenzare l’adesione dei decisori.

Bisogna imparare ad essere uniti. I valori comuni della vita comune africana non spuntano dal nulla. L’unità culturale dell’Africa non va contemplata, ma piuttosto costruita. Nonostante una diversità culturale dovuta ai differenti luoghi di installazione, quindi differenti sfide, la base di un Africa mentalmente unita, cioè tesa verso la stesso obiettivo, esiste effettivamente nella continuità del blocco geografico, nella somiglianza delle traiettorie storiche e dagli scambi multiforme plurisecolari. 

I popoli che vincono sono quelli che credono in loro, convinti di essere portatori di un destino da adempiere. Queste convinzioni non nascono dal nulla. Sono il frutto dei valori e dei comportamenti trasmessi nel processo educativo in senso ampio, con componenti essenziali quali: l’insegnamento-apprendimento, il trattamento dell’informazione ed un impegno maturo nella produzione artistico culturale. Il fatalismo inibitore ed il complesso d’inferiorità dei giorni nostri, sono prodotti della Storia. La Storia  deve assumersi la responsabilità di renderle un destino.


(Translation: Fabio Di Nola)
30.08.2017
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